CLARIN in «Das Leben ein Traum»

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Atto III 

Chiarino solo. 

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CHIARINO: Da quanto vedo, io sono prigioniero in un'incantata torre. Cosa mi faranno in appresso non lo so ; ma per quel che sono mi hanno ucciso? Che un uomo con tanta fame dovesse morir vivendo! Pietà ho di me stesso; tutti diranno, e io pur lo credo , che questo silenzio non si addice punto al mio nome Clarino , ed infatti tacer non posso. Chi mi fa compagnia qua, se non sbaglio, sono i ragni e i topi; vedete un po' che dolci cardellini! Ho pieno il triste capo dei sogni di questa notte, pieno l'ho di mille oboè, di trombette e di salmi, di processioni, di croci, di disciplinanti; e di questi taluni saliscono, altri scendono e alcuni altri svengono vedendo il sangue di cui sono intrisi gli altri. Ma io, dicendo la verità, vengo meno dal non mangiare; perchè in questa prigione vedo che leggo tutti i giorni nel filosofo Nicomede, e tutte le notti nel concilio Niceno. Se chiamano santo il tacere, nel nuovo calendario per me ci è già san Secreto, per il quale fo già de' digiuni, senza rallegrarmene; quantunque mi abbia meritato il castigo per aver taciuto, essendo servo ; sacrilegio che maggiormente non dovevo commettere mai.